martedì 31 dicembre 2013

I miei dischi stranieri del 2013

Dopo aver pubblicato la mia personalissima classifica dei migliori dischi italiani del 2013 (leggetela qui), ecco quella riguardante gli stranieri. E' stata una scelta difficile, vista la quantità di ottimi titoli usciti quest'anno. Mi sono chiesto, ma quanti ne dovrei mettere in lista? Stando a tutto quello che ascolto, tra spotify, itunes, streaming e quello, diciamo così, reperibile in rete, l'elenco sarebbe diventato troppo lungo. Quindi, procedendo per sottrazione, ho pescato tra i dischi effettivamente acquistati e così il campo si è leggermente ristretto. La decina sopravvissuta è ciò che più mi ha stimolato ed entusiasmato, anche se a malincuore sono rimasti fuori dischi di indubbio valore. Ma tant'è, questo è il gioco. Il migliore tra i migliori? Di diritto, se non altro come premio alla carriera, dovrebbe trovarsi in cima Guy Clark e lo stupendo "My favorite picture of you". Ma così faccio un torto a Carolyne Mas che in chiusura d'anno è tornata con il toccante "Across the river". Sono stato in dubbio per il poliedrico e camaleontico Jonathan Wilson e il suo "Fanfare", così come per Eric Bibb e Guy Davis, due fuoriclasse che incarnano ai massimi livelli lo spirito del blues, e il songwriter di razza Greg Trooper. Però non dimentichiamo l'englishman in New York James Maddock che tocca il cuore in punta di penna con "Another life". E Steve Earle, lo lasciamo da parte? Tom Chacon poi ha dato alle stampe un album godibilissimo, l'ennesimo figlio di Dylan che però mi piace tanto. Se siete arrivati fino adesso vi sarete già accorti che ne manca ancora uno...
Ebbene si, avete capito, per me il numero uno è Willie Nile!!! "American ride" è un grandissimo disco, puro rock'n'roll urbano, scritto e suonato come solo un grande autore sa fare. Nile, quando è a questi livelli, incarna alla perfezione quasi tutto ciò che cerco nel rock: chitarre taglienti, ritmo, songwriting di valore, pochi fronzoli e un linguaggio semplice e diretto. 
Gli altri titoli li trovate in rigoroso ordine alfabetico e sono solo un tantino al di sotto di Willie Nile, potrei aver dato facilmente un ex aequo a tutti e dieci!!

Willie Nile - American ride

Eric Bibb - Jericho road
Tom Chacon - Tom Chacon
Guy Clark - My favorite picture of you
Guy Davis feat. Fabrizio Poggi - Juba dance
Steve Earle - The low highway
James Maddock - Another life
Carolyne Mas - Across the river
Greg Trooper - Incident on Willow street
Jonathan Wison - Fanfare

domenica 29 dicembre 2013

I miei dischi italiani del 2013

Tempo di classifiche e Suggestioni non si sottrae al gioco!
Innanzitutto non tre, cinque o dieci album (non bisogna seguire delle regole precise, vero?), ma una pattuglia di quattordici dischi, quelli che più mi hanno entusiasmato nel corso dell'anno. Indico solo due ex aequo alla testa di quella che non voglio considerare una classifica vera e propria, ma semplicemente un elenco delle cose migliori che ho ascoltato, rigorosamente in ordine alfabetico. 
Quello che si sta per concludere è stato un anno particolarmente prolifico, ricco di uscite di valore e di opere prime, tanto da rendere davvero difficile la selezione. Non mi resta quindi che ringraziare i musicisti che hanno saputo regalarmi così tante emozioni e augurare a tutti un buon 2014!!!

Primo posto:
Daniele Tenca - Wake up nation
Miami & The Groovers - No way back (qui la recensione)

Il resto del gruppo:
Toni Bruna - Formigole
Massimo Bubola - In alto i cuori (qui la recensione)
Cesare Carugi - Pontchartrain
Hernandez & Sampedro - Happy island (qui la recensione)
Luca Milani - Lost for rock 'n' roll (qui la recensione)
Mojo Filter - The roadkill songs (qui la recensione)
Evasio Muraro - Scontro tempo
Nandha Blues Band - Black strawberry mama
Massimo Priviero - Ali di libertà
Luca Rovini - Avanzi e guai (qui la recensione)
Sugar Ray Dogs - Sick love affair
W.I.N.D. - Temporary happiness (qui la recensione)

Miami & The Groovers - No Way Back (Autoprodotto - 2013)

Nei momenti che precedono l’inizio di un concerto mi sono spesso domandato cosa passa nella testa dei musicisti quando stanno per uscire sul palco, quali sentimenti e quali emozioni li animano prima di affrontare il pubblico che li aspetta anelante. Da spettatore conosco benissimo la sensazione dell’adrenalina che scorre nelle vene quando si spengono le luci e lo spettacolo sta per inziare, ma non so che darei per essere dall’altra parte ed entrare in scena dopo aver percorso i pochi metri che separano i camerini dai riflettori. Naturalmente è un’esperienza che non proverò mai, ma una delle più belle risposte alla mia domanda l’ho avuta dalle parole di Lorenzo Semprini, riportate nel libretto, che con molta sincerità descrive questi istanti: “Quando calano le luci, c’è una promessa che hai fatto, da solo nel buio, tra la folla e il battito del tuo cuore”.

I Miami & The Groovers hanno un rapporto speciale con il loro pubblico, un legame fatto di onestà e passione, di sogni condivisi lungo la strada che, tappa dopo tappa, hanno saputo costruire e rafforzare. Una promessa, la loro, sempre mantenuta e sempre rinnovata, suggellata dai tanti chilometri percorsi e dalle tante serate in cui hanno speso ogni loro energia nel perseguire un’idea ben precisa di rock in cui credibilità e genuinità siano l’unica ragion d’essere. Dopo tanti anni trascorsi on the road è arrivato il momento propizio per fermare con un’istantanea la fase particolarmente felice che sta attraversando il gruppo e catturare lo spirito di uno dei live act più energici e coinvolgenti dell’attuale scena rock italiana.




Parafrasando un vecchio slogan pubblicitario, i Miami fanno le cose per bene e consegnano alle stampe No Way Back, un cofanetto live che immortala le due serate tenute al Teatro Comunale di Cesenatico il 23 e 24 marzo scorsi. Un doppio CD/DVD dalla veste grafica molto elegante e un’incisione eccellente che, per un totale di ventisei canzoni e quasi cento minuti di musica, raccoglie il meglio dei tre album di studio e una manciata di cover che si integrano alla perfezione ai brani originali e ne rafforzano il messaggio. Piatto forte del box è naturalmente il resoconto spettacolare offerto dal DVD, ottimamente realizzato da Il Merlo Produzioni, che racconta l’evento tramite il montaggio estremamente dinamico delle inquadrature e trasforma le immagini che scorrono sullo schermo in una vera e propria festa, testimonianza precisa di cos’è una rock and roll night! Non aspettatevi però la semplice registrazione di un concerto, pensate piuttosto ad un docu-film che, alternando alla musica i commenti del gruppo e gli interventi di una lunga galleria di ospiti, spiega da un punto di vista privilegiato qual è l’idea di rock’n’roll del gruppo, qual è il loro rapporto con il pubblico, come vivono giorno dopo giorno la loro grande avventura. Perciò lo spiccato taglio narrativo del filmato offre un ritratto a tutto tondo di una band in piena forma, che con la spontaneità di chi ha qualcosa di importante offrire, sa aprire il cuore al suo pubblico e regalare momenti di autentica emozione e gioia!

giovedì 24 ottobre 2013

Robbie Fulks - Gone Away Backward (Bloodshot Records / IRD - 2013)

                                        














I'll Trade You Money For Wine
Where I Fell
Long I Ride
That's Where I'm From
When You Get To The Bottom
Snake Chapman's Tune
Imogene
Pacific Slope
Sometimes The Grass Is Really Greener
Guess I Got It Wrong
The Many Disguises Of God
Rose Of The Summer




“Se non puoi dire che sono un contadino, allora guardami più da vicino, ce l’ho nel profondo del mio sangue. Vengo da un posto che non posso più chiamare casa, dove il tempo scorre più lento.”  E’ questa l’amara considerazione di uomo che, raggiunto il successo, rimpiange di aver tradito le sue origini e, mentre guarda i figli crescere, constata il divario tra la modernità e suoi valori vecchio stampo. La storia è descritta in punta di penna, con pochi, precisi dettagli, come solo i grandi narratori sanno fare, e si sviluppa nei toni agresti di una ispirata ballata acustica, emotivamente intensa, in cui la nostalgia ha il sopravvento, evocata da una linea melodica a tratti struggente, e chitarra, mandolino e fiddle accompagnano la voce tenorile dal forte accento nasale a dirci che il cuore si trova dalle parti degli Appalachi. Una decisa svolta nel segno della tradizione, alla ricerca dell’America rurale più vera e profonda dove la vita è fatta di strade polverose e lavoro duro. That’s where I’m from è in un certo senso il manifesto dell’ultimo lavoro di Robbie Fulks, uno dei personaggi più originali della scena alt-country, noto per la sua caustica ironia e il disprezzo per l’industria musicale.

Gone away backward, titolo quanto mai esplicativo, segna il ritorno alla Bloodshot Records, l’etichetta che incise i suoi primi dischi, e alla collaborazione con Steve Albini, altro personaggio atipico, un produttore che non vuole essere considerato tale, ma semplicemente un recording engineer (per inciso è degna di nota la sua lettera d’intenti inviata ai Nirvana, scritta prima di produrre In Utero). I due appartengono a mondi lontani, country e punk rock hanno davvero pochi punti in comune, ma se pensiamo all’atteggiamento ribelle e anticonformista di Hank Williams (If you’ve ever heard Hank Williams sing, then brother, you know the whole blessed thing  canta Fulks nel brano sopracitato) allora qualche punto d’incontro lo troviamo. Di certo Albini, che ha esperienza da vendere, è riuscito a catturare con acume la peculiarità di questa musica riproducendo, tramite un’ottima registrazione, l’atmosfera di autenticità di un genere vissuto con rigore e credibilità. 
[...]




lunedì 7 ottobre 2013

Luca Milani - Lost For Rock 'n' Roll (Martiné Records - 2013)

On a Saturday night
Silence of this town
Lost for rock’n’roll
Demons inside
Second chance
In the wind
Dog in the fog
Party dress
Dust and wind
Bar at the end of the world







C’è chi ha ancora la forza di gridare nel silenzio ottuso della città, mentre le automobili passano veloci nel vento estivo, e chi invece ascolta uno show alla radio e lascia che il mondo, distratto, continui la sua corsa. I sogni non si sono definitivamente spezzati, passata la tempesta, un altro sabato sera attende chi ancora sa trasformare il sangue in musica. La fede nel rock’n’roll e nella sua forza salvifica offrirà un rifugio a quanti, nonostante tutto, continuano a credere e lottare, pur muovendosi tra le rovine di vite spese nella ricerca di un posto migliore. Temi non nuovi certo, ma, in fondo, cosa cerchiamo nel rock se non la certezza che la fiamma resti sempre accesa, che ci sia sempre una band in giro che non si fermerà mai e mai dirà la parola fine?

Luca Milani tutto questo lo sa bene e mette insieme un solido disco di energico rock’n’roll, una lama affilata che certo non mancherà di colpirvi dritta al cuore. Lost for rock’n’roll dice già molto nel titolo, lasciando subito intuire cosa potersi aspettare dalle dieci tracce che lo compongono. Il rocker milanese giunge alla seconda prova solista (senza considerare l’EP d’esordio Scars and Tattoos) dopo Sin Train che un paio d’anni fa aveva raccolto molti consensi e critiche positive, svelando un artista dalle notevoli potenzialità. Se a quel disco si poteva imputare una certa eterogeneità, il prezzo spesso pagato da un’opera prima, ora va segnalata [...]




martedì 23 luglio 2013

Mardi Gras - La band romana invitata allo Sziget Festival a Budapest

Il loro nome evoca il calore del carnevale di New Orleans, oltre ad essere il titolo dell’ultimo album in studio dei Creedence Clearwater Revival. I Mardi Gras sono una storica formazione romana, il cui debutto indipendente risale al 2006 con Drops Made, seguito nel 2011 da Among The Streams (pubblicato dall’etichetta Route 61), un ottimo lavoro che sintetizza le principali influenze della band, prima fra tutte la musica irlandese che qui si sposa con la passione per il rock americano. Le dieci canzoni che lo compongono tracciano un viaggio ideale con i loro idoli, dall’omaggio allo Springsteen di Land of hope and dreams (il brano con cui il gruppo partecipa a For You 2, il secondo tributo italiano all’artista del New Jersey curato dal giornalista Ermanno Labianca e la sua Route 61) a Shine, dedicata a June Carter Cash moglie del grande Johnny, per il quale ricevono i complimenti della Carter Family, alla partecipazione straordinaria di Liam O’Maonlai, cantante degli irlandesi Hothouse Flowers, in Men improve with the years, la trasposizione in musica della poesia di W.B. Yeats.

 Un percorso davvero interessante tra l’energia rock di Scarecrow in the snow (brano scelto nientedimeno che da Neil Young in Songs of the times, un elenco di canzoni di protesta inserite in una sezione del suo sito ufficiale), la ballata intrisa di soul Song from the end of the world, la raffinata Sister I know, il country della già citata Shine per arrivare a Satellites and me una ballata in cui la melodia particolarmente ispirata è sorretta dai colori del pianoforte. Gli arrangiamenti ottimamente curati, il suono pulito che fa risaltare la voce e una vena melodica molto piacevole, sono le qualità che più si apprezzano nella musica del gruppo, confezionata in un pop rock elegante e raffinato, davvero di pregevole fattura. 


Quello che oggi voglio presentarvi sono i tre i singoli che, a partire dalla fine dello scorso anno, segnano un nuovo corso nella carriera dei Mardi Gras. Il primo di essi, Feel Alright, descritto dalla band come una canzone di rinascita, è stato scritto e arrangiato dalla nuova formazione. Claudia Loddo voce e chitarra, Andrea Casini al basso, Alessandro Fiori alla batteria, Fabrizio Fontanelli alla chitarra acustica, Alessandro Matilli alle tastiere e Paolo Strina alla chitarra elettrica, autoproducono un brano fresco e intrigante cui segue in breve tempo Your Constellation  che asseconda la vena rock ed elettrica del gruppo. 






Pubblicato l’undici Maggio scorso, Are We Ready For The Sun? è il primo brano che Claudia Loddo compone per i Mardi Gras. Nella sua prima stesura il titolo era Ghost,  poi però hanno ritenuto più stimolante che il nome contenesse un punto di domanda. Dedicato alla Terra, non solo è stimolante, ma contiene un vero e proprio invito a rispettare Madre Natura e a vivere aprezzando i doni che ci sono stati fatti. Un inno rock che al suo interno ospita le parole di Severn Cullis- Suzuki, la bambina divenuta famosa per il suo appassionato discorso a favore dell’ambiente tenuto alle Nazioni Unite, ricordata da allora per aver zittito per cinque minuti i grandi del mondo. 



Il 2013 è quindi in continua ascesa per i Mardi Gras e avrà il suo culmine il prossimo Agosto. La band è stata infatti invitata a partecipare al prestigioso Sziget Festival a Budapest, uno dei più importanti eventi musicali dell’estate. Questa la dichiarazione del gruppo: “Siamo molto felici e orgogliosi di essere tra le band italiane che saliranno sul palco dello Sgizet 2013 e di apparire nello stesso cartellone di Blur, Editors, Nick Cave & The Bad Seeds, Flogging Molly, Skunk Anansie, Gaslight Anthem, Calexico, Regina Spektor e tantissimi altri nomi internazionali. Saremo in ottima compagnia visto che l'Italia sarà rappresentata, tra gli altri, dagli Afterhours, Rezophonic, Linea 77, e molti altri ancora.” L’invito è partito da Puglia Sounds che li ospiterà sul palco del Mambo Stage il prossimo 5 agosto.  Loro hanno una lunga esperienza dal vivo, avendo suonato insieme ad artisti di fama internazionale quali i Frames (Glen Hansard), Billy Bragg, Giorgio Canali, Paolo Benvegnù e Noah and the Whale, non avranno quindi difficoltà a ben figurare. Perciò auguriamo loro un in bocca al lupo per questa tappa importante della loro carriera artistica. Ultima informazione, notizia questa dell’ultim’ora, allo Sziget si presenteranno con una formazione ancora una volta leggermente diversa: alla Loddo, Casini, Fontanelli e Matilli si uniranno infatti Emanuele Cefali alla chitarra elettrica e Mauro Lopez alla batteria.













lunedì 22 luglio 2013

Cesare Carugi (feat. Mojo Filter) - We'll meet again someday (video)

Suggestioni vi ha già anticipato l'uscita di 
Pontchartrain, il nuovo disco di Cesare Carugi in uscita il prossimo 24 settembre (qui trovate in anteprima copertina e credits).
Oggi il cantautore toscano ha pubblicato We'll meet again someday, il primo video estratto dal disco.
Cesare Carugi è qui affiancato dai Mojo Filter, la band bergamasca paladina del rock blues!
Girato da Carlo Lancini il filmato è la cronaca di una giornata afosa passata a bordo di una Cadillac Eldorado del '72 con i sedili in pelle e senza aria condizionata.
Una bella anteprima che stuzzica l'appetito in attesa del disco!



In the shadow of the weeping willows
Cradled by the swinging bay
Don't know exactly when or where, anyway
we'll meet again someday.

Beyond the blue horizon
or behind a glass of champagne
we stayed alive while time flew away
and we'll meet again someday.

I thought I was sidelined once and for all
that I was only a memory in a frame.
I thought I was forgotten and locked in a trove
among those broken hearts that are screaming pain.

I took the garden, I took the wall
I took the frost, I took the flame
and I left town in the hard misty rain
but we'll meet again someday.



Music & Lyrics by CESARE CARUGI
© & ℗ Cesare Carugi 2013 (PRS)

CESARE CARUGI: Vocals/Electric Guitar
ALESSANDRO BATTISTINI: Electric Guitar
CARLO LANCINI: Electric Guitar
DANIELE TOGNI: Bass
GIADA GIAMMUGNANI: Backing Vocals
MATTEO D'IGNAZI: Drums

mercoledì 17 luglio 2013

Baustelle - Monumentale (video)

Venerdì prossimo uscirà Monumentale il terzo singolo estratto da Fantasma, ultimo lavoro discografico dei Baustelle pubblicato all'inizio dell'anno. L'inscindibile rapporto tra la vita e la morte è il tema centrale dell'album che viene sviscerato nelle diciannove tracce del disco. Il brano, il cui titolo è un esplicito riferimento al cimitero monumentale di Milano, invita a cercare la vita proprio nei luoghi dove essa ha termine e a lasciar perdere le consuetudini effimere del quotidiano (come la televisione e la rete) per dedicarsi alle relazioni umane, troppo spesso trascurate nell'odierna società virtuale. La regia del filmato è affidata a Paoloreste Gelfo che così si riferisce alla sua realizzazione: "Non eravamo interessati a girare un semplice videoclip in versione live. Il concerto, qui, è preso a pretesto per rilanciare quanto il brano stesso suggerisce: una riflessione sul bisogno che ognuno ha di prendere del tempo per sé, di ritagliarsi una zona d’ombra lontana da tutto il resto".





"...lascia perdere i programmi
coi talenti, i palinsesti,
per piacere non andare a navigare sulla rete,
stringi forte chi ti vuole bene
tra le tombe del monumentale,
trovi dio, trovi montale, ed un’opaca infinità.
quindi lascia perdere i salotti
coi talenti e le baldracche,
vieni all’ombra dei cipressi
dona amore, al pomeriggio
a chi sospende la sua vita
tra le urne amiche del monumentale,
di realtà e d’irreale, vieni a fartene un’idea."

Baustelle Live @ Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
foto © Raffaele Mondì

martedì 16 luglio 2013

Luca Rovini - Avanzi e Guai (Autoprodotto - 2013)


Scoppia la testa
Avanzi e guai
Corri come vuoi
Sporca danza
Nannananna
Sguardo di pietra
Cosa fai
Non le mie parole
Tra la polvere ed il cielo
Late night blues, for Willy Deville



Vediamoci stasera su una vecchia strada blu, il diavolo all’incrocio canta il blues dell’abbandono, ride, ma non sa cosa l’aspetta perché incontrerà la moltitudine di personaggi dipinti con brevi ma incisivi tratti dalla penna prolifica di Luca Rovini, cantautore toscano, anzi singer songwriter,  che nel solco della tradizionale roots music americana confeziona il suo disco d’esordio. Rovini, in quel di Cascina, in provincia di Pisa, di professione è geometra, ma coltiva una passione smodata per tutto ciò che ha a che fare con blues, rockabilly, folk e country e tutti quegli autori che percorrono le strade secondarie della musica, loner che con orgoglio e determinazione affermano la loro identità. Da questo amore è nato Avanzi e Guai, concepito in perfetta solitudine, tranne l’aiuto prezioso dell’amico Claudio Bianchini, a cominciare dalle chitarre usate nell’incisione, tutte autocostruite, sia le acustiche cha la resonator di metallo, fino alla registrazione, effettuata in una mansarda con un solo microfono impegnato a catturare il suono decisamente personale, è proprio il caso di dirlo, dei dieci brani che compongono il disco. 

Luca Rovini @ Buscadero Day - Pusiano (Co) 13 Luglio 2013













Il risultato è sicuramente soddisfacente! L’impatto emotivo è quello di un demo, asciutto, essenziale, autentico. Siamo a tu per tu con l’autore, con la sua musica e le sue storie, storie che sono anche le nostre, e per questo lo sentiamo vicino. Luca, con la sua inflessione tipicamente toscana (il che non guasta affatto), ci rende partecipi di un mondo che ha il fascino della vita di tutti i giorni, dei racconti serali in cui si condividono quei piccoli grandi avvenimenti che, proprio nella loro quotidianità, ammaliano l’ascoltatore.
[...]








venerdì 5 luglio 2013

W.I.N.D. - Temporary Happiness (Artesuono - 2013)


Temporary Happiness
Sun Shines Through The Rain
More than Myself
Dreaming My Life Away
Social Paranoia
Waiting For Next Friday
Stand For Your Brother
The First Day Of The Rest Of My Life
The Lonely Place Inside
Born To Ride
In The Winter Time



I nostri progenitori latini ritenevano che nel nome di una persona fosse contenuto il presagio del suo destino. Nomen omen dicevano e, nel caso degli W.I.N.D., tale locuzione sembra calzare a pennello. Una possibile interpretazione dell’acronimo (titolo anche del loro penultimo album) è walkin’ in a new direction, camminare in una nuova direzione, perciò l’idea di movimento, di ricerca di nuove possibilità espressive per il prorio linguaggio musicale è insita nel nome stesso della band. Ci eravamo lasciati tre anni fa con quello che, fino ad allora, rappresentava giustamente il punto più alto della loro carriera e che, con il senno di poi, conteneva in nuce alcune delle soluzioni che sarebbero poi state adottate in Temporary Happiness, il nuovissimo lavoro che stiamo per presentarvi.

 

Fabio Drusin (basso e voce), Anthony Basso (chitarra e voce) e Silver Bassi (batteria) sono una delle formazioni più solide e longeve (la prima line-up risale al 1998, presente il solo Drusin) del panorama italiano, una delle poche che ha collezionato collaborazioni eccellenti e che può vantare una lunga esperienza dal vivo fatta di concerti e tournée in tutta Europa con artisti di fama internazionale, basti ricordare i tour con il compianto Gary Moore, con il bluesman Alvin Youngblood Hart, quello con il tastierista Johnny Neel (nei credits di Seven Turns dei rinati Allman Brothers) e le comparsate con il grandissimo Warren Haynes e i suoi Gov’t Mule. Come per questi ultimi, il piatto forte del gruppo è l’hard blues, declinato con grande rigore alla luce di un’attitudine live che trova nella jam il linguaggio preferito e si esprime, anche in studio, in lunghe improvvisazioni in cui la fulgida creatività dell’ensemble spicca il volo. Se fino ad ora è stato facile paragonarli proprio ai Gov’t Mule, con una semplicità di catalogazione che correva il rischio di diventare sempre più scomoda, adesso gli W.I.N.D. si sono affrancati del tutto da quest’ombra ingombrante e si sono ritagliati uno spazio riconoscibile e autonomo. Certo, con la band americana hanno una forte affinità elettiva e condividono lo stesso tipo di formazione, ma adesso nella loro musica c’è di più, molto di più.
[...]

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foto © Alessandro Laporta



foto © Alessandro Laporta









giovedì 4 luglio 2013

Cesare Carugi - Pontchartrain (anteprima copertina e credits)

Il prossimo 24 settembre verrà pubblicato, con distribuzione IRD, l'attesissimo nuovo album di Cesare Carugi. Questa, giusto per stuzzicare il palato dei suoi fan, è la copertina ufficiale. A poco più di un anno di distanza da "Here's to the road", uno dei dischi più belli del 2011, l'uscita di "Pontchartrain" si preannuncia come un altro bel lavoro del cantautore toscano. Carugi ha coinvolto nelle registrazioni una serie davvero importante di ospiti. Qui potete sfogliare la tracklist e i credits.

Suggestioni ha l'acquolina in bocca...


Cesare Carugi - Pontchartrain

1. Troubled Waters (3:41)
2. Carry The Torch (4:39)
3. Long Nights Awake (5:09)
4. Your Memory Shall Drive Me Home (3:40)
5. Charley Varrick (5:02)
6. Pontchartrain Shuffle (3:19)
7. Morning Came Too Early (4:34)
8. Drive The Crows Away (4:46)
9. Crack In The Ground (2:48)
10. My Drunken Valentine (4:50)
11. When The Silence Breaks Through (4:48)
12. We'll Meet Again Someday (3:26)

CESARE CARUGI: Vocals, Electric, Acoustic & Nylon Strings Guitars, Harp, Programming.
LEONARDO CECCANTI: Electric Guitars. Nylon Str. Guitar & Bass (#10)
MATTEO D'IGNAZI: Drums
JACOPO CREATINI: Piano, Keyboards & Organ
MATTEO BARSACCHI: Electric Bass (#2, #4, #7, #8)
SABINA MANETTI: Backing Vocals (#2, #4, #8, #10)
PAOLO BONFANTI: Electric Slide Guitar (#1)
DAVID ZOLLO: Piano (#2)
GIANNI GORI: Mandolin (#2)
FRANCESCO PIU: Resonator Guitar (#6)
ANDREA GIANNONI: Harp (#3)
SALVATORE PAPOTTO: Electric Bass (#1, #3, #5)
MARIALAURA SPECCHIA: Vocals (#5)
GIANLUCA BARONCELLI: Sax Soprano (#11)
BARBARA SUFFREDINI: Clarinet (#11)
ALESSANDRO BATTISTONI: Electric Guitars (#12)
CARLO LANCINI: Electric Guitar (#12)
DANIELE TOGNI: Electric Bass (#12)
GIADA GIAMMUGNANI: Backing Vocals (#12)
MARCO BICCHIERINI: Electric Bass (#9)
ANDREA "LUPO" LUPI: Electric Bass (#6), Fretless Bass (#10)
MARCELLO MILANESE: Hellelujah H1 Homemade Guitar (#10)
CHIARA GIACOBBE: Violin (#8)

Recorded at Shuffle Club, Montescudaio (PI)
Mixed by Gianfilippo Boni & Cesare Carugi at Paso Doble, Bagno A Ripoli (FI)
Mastered by Tommy Bianchi at White Sound Mastering Studio, Scandicci (FI)
English Consultant: Edward Abbiati

Produced by Cesare Carugi.


mercoledì 3 luglio 2013

Vinicio Capossela presenta la Banda della Posta - Esce Primo Ballo

Dopo il debutto all'Auditorium Parco della Musica di Roma al “My festival” di Patti Smith e dopo l'esibizione al Concerto del Primo Maggio, è uscito il 25 giugno Primo Ballo il sorprendente cd della Banda della Posta, su etichetta La Cupa distribuzione Artist First. Polke, mazurke, quadriglie, paso doble e fox trot. Un vortice di musiche da ballo per sollevare l'umore e fare girare la testa. Il disco è il primo lavoro da produttore di Vinicio Capossela ed è realizzato con la stretta collaborazione di "Asso" Stefana e Taketo Gohara.

Per festeggiare l'uscita di "Primo Ballo", si terrà in Calitri dal 28 al 30 agosto (tre giorni , tanto duravano i matrimoni) l'anteprima del nascente festival chiamato Calitrisponzfest. Un viaggio intorno al mondo dello sposalizio per spartire musiche , balli , culture , panni e lenzuola , e finire "sponzati " come baccalà. Un viaggio nelle terre d'alta Irpinia per riscoprire le ritualità degli sposalizi Calitrani "prima della televisione", per scoprire il "paese della casa dell'Eco", e per raggiungere l'eco di altre ritualità "sponzanti" del mediterraneo. Il ricco programma del festival, offrirà musiche, culture, tradizioni, eventi intorno al rito dello sposalizio e culminerà nella serata finale del 30 agosto, con il concerto di Vinicio Capossela & La Banda della Posta. Gli aggiornamenti sulla pagina facebook del festival http://www.facebook.com/calitrisponzfest

Vinicio Capossella svela alle telecamere di "Mille Pagine" la bellezza (pure qualche piccolo segreto...) dietro la lavorazione del disco:




“Lo sposalizio è stato il corpo e il pane della comunità . Il mattone fondante della comunità. Veniva consumato con il cibo e con la musica.
Questa musica che accompagnava il rito era musica umile , da ballo , adatta ad alleggerire le cannazze di maccheroni e a "sponzare" le camicie bianche, che finivano madide e inzuppate , come i cristiani che le indossavano.
Un repertorio di mazurke , polke , valzer , passo doppio , tango, tarantella , quadriglia e fox trot , che era in fondo comune nell'Italia degli anni 50 , '60, e che si è codificato come una specie di classico del genere in un periodo nel quale lo "sposalizio" è stata la principale occasione di musica, incontro e ballo. A Calitri, in alta Irpinia , qualche anno fa , un gruppo di anziani suonatori di quell'epoca aurea non priva di miseria, ha preso l'abitudine di ritrovarsi davanti alla Posta nel pomeriggio assolato. Montavano la guardia alla Posta, per controllare l'arrivo della Pensione. Quando l'assegno arrivava, sollevati tiravano fuori gli strumenti dalle custodie e si facevano una suonata.
Il loro repertorio fa alzare i piedi e la polvere e fa mettere ad ammollo le camicie sui pantaloni. Ci ricorda cose semplici e durature. Lo eseguono impassibili e solenni, dall'alto del migliaio di sposalizi in cui hanno sgranato i colpi. Per questo si sono guadagnati il nome di Banda della Posta.” (Vinicio Capossela)



Banda della Posta:
Giuseppe Caputo, "Matalena" - violino
Franco Maffucci, "Parrucca" - chitarra e voce
Giuseppe Galgano, "Tottacreta" - fisarmonica
Giovanni Briuolo - chitarra, mandolino
Vincenzo Briuolo - mandolino, fisarmonica
Giovanni Buldo, "Bubù"- basso
Antonio Daniele - batteria
Crescenzo Martiniello, "Papp'lon" - organo
Gaetano Tavarone, "Nino"- chitarre

Crediti Primo Ballo:


Prodotto da Vinicio Capossela e Alessandro “Asso” Stefana
Registrato da Taketo Gohara e Alessandro “Asso” Stefana con lo studio “mobilis in mobili” presso il salone da sposalizio “La ruspa” di Eduardo Maffucci, Calitri, ottobre 2012.
Mixato da Taketo Gohara presso studio “La Sede”, Milano.
Assistente di studio Stefania Bonomini
Masterizzato da Giovanni Versari presso “La Maestà”, Tredozio
Produzione esecutiva: La Cupa
Coordinamento generale per La Cupa: Luciano Linzi
Ufficio Stampa: Giulia Di Giovanni
Foto Banda della Posta interno copertina: Simone Cecchetti
Progetto grafico: Etcetera.it
Copertina: Jacopo Leone
Ospiti “accappanti”:
Alessandro “Asso” Stefana: chitarra elettrica,
chitarra baritono, effetti sonori
Vito Capossela: introduzione vocale a “Fuego”

http://www.facebook.com/BandaDellaPosta


martedì 18 giugno 2013

Vintage Trouble - Pelvis Pusher

photo © Peter McCabe


























Vintage Trouble sono una band americana nata Los Angeles nel 2010 quando Ty Taylor (vocal) e Nalle Colt (guitar) si sono uniti al batterista Richard Danielson e al bassista Rick Barrio Dill. Entrati nel Bomb Shelter Studio, registrano in soli tre giorni del materiale che avrebbe dovuto essere un demo e finisce invece per diventare il loro primo album "The Bomb Shelter Sessions". Il disco è un successo e raggiunge in breve tempo le classifiche di vendita sia in America che in Inghilterra. La loro partecipazione allo spettacolo televisivo "Later... with Jools Holland" risulta una delle migliori performance dell'anno. Segue un esplosivo tour europeo che sancisce definitivamente la fama del gruppo. Lo showcase al SXSW di Austin, Tx viene definito da paste Magazine il quarto miglior set appena dietro a The Jesus and Mary Chain, Jack White and Bruce Springsteen. Attivissimi dal vivo, nei prossimi due mesi faranno da supporto al tour degli Who e apriranno il concerto dei Rolling Stones ad Hyde Park.
Unite rythm & blues e rock'n'roll, immaginate James Browne che canta con i Led Zeppelin e avrete un'idea del sound dei Vintage Trouble che, con Otis Redding nel cuore, unisce all'energia del rock il groove della musica soul in una miscela irresistibile.

"Pelvis Pusher" è il nuovissimo video diretto da Jason Ensler tratto da "The Bomb Shelter Sessions".






Questa invece è la performance esplosiva che i Vintage Trouble hanno tenuto il 19 aprile 2011 nello spettacolo televisivo "Later... with Jools Holland"


lunedì 17 giugno 2013

Daniele Tenca - Live al Circolone di Legnano - 22 Marzo 2013


Il palco del Circolone di Legnano è ormai diventato una meta ambita, un polo d’attrazione per artisti e appassionati che qui si incontrano in una delle poche isole felici in cui è ancora possibile assistere a spettacoli di qualità. La scena rock indipendente, soprattutto quella che trova oltre oceano i propri modelli di riferimento, sta vivendo un periodo decisamente positivo e, pur tra le mille difficoltà incontrate nel proporre un certo tipo di musica in Italia, continua a crescere e a raccogliere molti consensi. Il ciclo Americana, il fiore all’occhiello del Circolone, giunto alla seconda edizione, ha portato a Legnano alcune tra le migliori band di questo circuito virtuoso. Solo per citare qualche nome, ricordiamo con piacere le serate trascorse in compagnia di Cheap Wine, Miami & The Groovers, Rusties, Lowlands, un elenco incompleto ma esaustivo per indicare la qualità della proposta. Va quindi un plauso e un ringraziamento a chi, con un pizzico di follia (sempre necessaria) ha saputo organizzare al meglio questi eventi.

Ultimi ad aver infiammato le assi del palco legnanese sono stati Daniele Tenca e la sua Working Class Band, sbarcati in città per presentare Wake up Nation, il recentissimo importante lavoro del musicista milanese. Sulle pagine di Mescalina ne abbiamo già parlato diffusamente, preme comunque sottolineare la bellezza di una prova assai convincente che testimonia la crescita artistica di un autentico campione del rock nostrano. Il suo grido alla nazione è un deciso passo in avanti compiuto nella direzione di una sapiente miscela di blues e roots rock, che trova nell’energica autencità della proposta l’esito migliore. Va poi aggiunto che un peso importante nell’economia del disco è costituito dalla notevole capacità di scrittura, estrinsecata nella denuncia sociale dei testi, quanto mai efficaci nell’affrontare temi di scottante attualità.


Era lecito aspettarsi una grande serata, e così è stato. Gli appassionati presenti hanno potuto assitere ad uno dei più bei concerti tenuti dalla Working Class Band, uno show intenso e trascinante, durato più di due ore, che ha amplificato a tutto tondo le qualità dei lavori in studio. Proposti dal vivo, i brani di Wake up Nation hanno guadagnato ulteriore energia, così come i pezzi più vecchi del repertorio hanno goduto di nuovi arrangiamenti in cui si è sprigionata tutta la bravura dei compagni di viaggio di Tenca.

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domenica 2 giugno 2013

Giorgieness - Noianess (EP Autoprodotto - 2013)


Sai Parlare
Magari Sta Sera
Lampadari
Brividi / Lividi













Noianess è l'ep d'esordio di un giovane trio di Morbegno (Sondrio), i Giorgieness, nati nel giugno 2011 da un'idea di Giorgia D'Eraclea. Giorgie (da qui una parte del nome della band) è una giovanissima autrice che decide, dopo qualche esperienza in altre band, di cominciare a comporre i propri brani in italiano, un modo più diretto rispetto all'inglese iniziale. Con la sua chitarra a tracolla gira i locali della Valtellina fino a quando non apre una data dei Manetti! (band comasca dedita a un indie-rock di taglio psichedelico). In lei scatta qualcosa, la veste di cantautrice le va stretta e sente l'esigenza di un sound più solido e rumoroso. Ha inizio così la collaborazione con Andrea De Poi (batteria) con il quale arrangia i quattro brani che faranno parte dell'ep d'esordio. Sarà proprio Andrea Maglia (Manetti! e Tre Allegri Ragazzi Morti) a produrre il disco, registrato al Morbid Sound Studio di Milano insieme a Samuele Franceschini (basso) che entra in pianta stabile nel gruppo. Dicevamo del nome del gruppo: è la fusione di Giorgie e del cognome del fondatore dei Social Distorsion, Mike Ness, che la dice lunga sull'attitudine del trio.

All'ascolto Noianess rivela un sound interessante in cui l'urgenza espressiva dei testi, diretti e immediati nella fotografia di attimi personali, si unisce alla grinta della voce della D'Eraclea, il tratto distintivo di un'opera di impatto molto deciso. I quattro brani scorrono veloci, senza incertezze, tra ritmi incalzanti e chitarre dal piglio energico, che mischiano nella giusta dose melodia e indole rock. Se vogliamo dare una preferenza, questa va sicuramente a Lampadari, il brano che più degli altri mette in luce le capacità di autrice di Giorgie.

Registrato in soli quattro giorni, il disco è ben suonato e trova il giusto equilibrio tra melodia e rumore. Il gruppo è stato aiutato in studio da Brian Burger alle tastiere, lo stesso Andrea Maglia al basso e Luca Radelli alle seconde chitarre. 

I Giorgieness si presentano quindi con un esordio graffiante e sincero, un inizio positivo, testimone di una realtà emergente che ha tutti i numeri per far parlare di se. 

Noianess è scaricabile in download dal BandCamp del gruppo e a breve sarà disponibile il video di Sai parlare, in arrivo nelle prossime settimane.


mercoledì 22 maggio 2013

Paolo Preite - I wanna hold your hands



















Paolo Preite è un cantautore romano, classe 1985, che compone musica da quando aveva 15 anni. Il suo è un talento genuino, cresciuto costruendo, per usare le sue parole, la sua grande casa della musica mattone dopo mattone. Parlando di se, racconta che è stata proprio la musica a sceglierlo e lui non ha potuto fare a meno di seguirla. Anzi, oramai è diventata una necessità, come l’aria per respirare.
Quella di questo ragazzo è una storia fortunata, perché il suo talento è stato riconosciuto da subito e, nonostante la giovane età, vanta collaborazioni con artisti di assoluto rilievo. Attualmente sta lavorando alla realizzazione dell’album d’esordio Don’t stop dreaming, che è in preparazione assieme a due big della musica internazionale quali Fernando Saunders, il celebre bassista noto per la ventennale carriera al fianco di Lou Reed, Eric Clapton, Jimmy Page e Joe Cocker e Kenny Aronoff, uno dei migliori batteristi in circolazione che abbiamo conosciuto insieme a John Mellencamp, Bob Seger, John Fogerty e Smashing Pumpkins. Racconta Preite di aver conosciuto Saunders tre anni fa Roma. Lui aveva appena concluso un tour con Lou Reed e aveva tenuto una serata in proprio al Big Mama. Finito il concerto, Paolo, con l’entusiasmo e l’incoscienza dell’età, riesce a parlare con l’artista, a consegnarli alcuni demo e, dopo una lunga serie di contatti, a convincerlo a produrre il suo album. Lo stesso con Aronoff, che incontra durante un concerto con Steve Lukather. I due si conosco già, avendo il batterista visto i suoi brani su Youtube e aver scambiato con lui parecchie email. Gioco facile quindi convincerlo a partecipare al disco insieme a Saunders. Per Preite sarà certamente la realizzazione di un sogno e il premio per l’impegno e la dedizione profusi nel tempo.
Anticipa l’uscita dell’album il singolo I wanna hold your hands, il biglietto da visita di Preite che ci regala un assaggio di quanto potremo ascoltare in futuro. Cominciamo così a conoscere la musica di Paolo che alla vena melodica del pop più raffinato sa unire, grazie anche alla presenza di Aronoff e Saunders, un forte influsso folk rock. Il brano suona fresco ed originale e mette in risalto la bella voce di Preite che canta con molta espressività.
Delle sue canzoni Preite dice che toccano una grande varietà di argomenti e sono caratterizzate dalla presenza di sensazioni e immagini molto diverse, curate in ogni minima sfumatura. Il suo intento è quello di rendere veri i sentimenti e di far scoppiare una complicità intima con l’ambiente circostante. Per ora conosciamo solo questo brano,  godiamoci quindi il video, nella convinzione che, se questo è l’inizio, il seguito non potrà essere altro che positivo. Paolo Preite è sicuramente un giovane da seguire con attenzione convinti che ci stia riservando delle belle sorprese!


Paolo Preite : Lead Vocals, Acoustic Guitar, Harmonica
Fernando Saunders:Bass, Electric Guitar, Backing Vocals
Kenny Aronoff : Drums & Percussion


martedì 21 maggio 2013

Campetty - Nuoto Dorsale





















Presenti sulla scena musicale italiana già da una decina d'anni, i fratelli Fabio e Michele Campetti hanno all'attivo cinque dischi, tre in inglese a nome Edwood (“Like a movement” del 2004, “Punk music during the sleep” del 2007, “Godspeed” del 2010) e due in italiano a nome Intercity (“Grand piano” del 2009 e “Yuhu” del 2012). 


Ora ritornano con un nuovo disco, questa volta a nome Campetty. Il prossimo 31 maggio uscirà infatti "La raccolta dei singoli" per Orso Polare Dischi, che è già possibile scaricare gratuitamente dal loro sito insieme agli altri album degli Edwood e degli Intercity.

Il video in questione è tratto da "Nuoto Dorsale", primo singolo estratto dall'album. Il regista Paul Mellory (uno dei componenti del gruppo) ha stipato la band in un ascensore ed ha girato il filmato...

I Campetty sono Fabio e Michele Campetti insieme a Paolo Mellory Comini e Gian Nicola Maccarinelli.




Numero6 feat. Colapesce - Un Mare





















E' appena uscito il nuovo singolo dei Numero6, terzo estratto da Dio c'è, ultimo lavoro del gruppo uscito lo scorso ottobre, brano che vede la partecipazione di Lorenzo Urcillo alias Colapesce alla voce.
Gabriele Colasanti alla regia ha realizzato un bel video, ironico e sognante, che sottolinea il pop raffinato della band. 


guardo indietro e non fa male
ritornare ricordare
guardo fuori e vedo un mare
tutto ancora da nuotare


Un mare è in download gratuito sul profilo bandcamp del gruppo al link:

http://unmare.bandcamp.com/track/numero6-con-colapesce-un-mare


Numero6 sono:

Michele Mezzala Bitossi: voci, chitarre, arrangiamenti
Andrea Calcagno e Pietro Bosio: basso
Federico Lagomarsino: batteria, percussioni
Tristan Martinelli: chitarre, bassi, pianoforti, arrangiamenti, cori
Stefano Piccardo: chitarre, cori


lunedì 20 maggio 2013

Luca Milani - Silence Of This Town


On A Saturday Night
Silence Of This Town
Lost For Rock 'N' Roll
Demons Inside
Second Chance
In The Wind
Dog In The Fog
Party Dress
Dust & Wind
Bar At The End f The Wold





Il prossimo 24 settembre uscirà Lost for rock'n'roll il nuovo album del rocker milanese Luca Milani.
Il disco, che si preannuncia molto interessante, è anticipato dal primo singolo Silence of this town da cui Carlo Lancini (membro dei Mojo Filter, giusto per intendersi) ha tratto questo bel video per Outbreaks Arts.
Milani ha già due lavori alle spalle, l'EP d'esordio Scars and Tattoos del 2009 e Sin Train, il suo primo album da solista uscito nel 2011.
Sin Train è stato uno dei dischi italiani più belli di questi ultimi tempi e questo nuovo singolo prosegue sulla stessa linea. Gli amanti del rock blue-collar più genuino sono avvisati...






giovedì 9 maggio 2013

Ho visto il futuro del rock 'n' roll...

Bruce Springsteen
[Harvard Square Theater - Cambridge, MA - May 9, 1974]


[photo © Barry Schneier]
Per Bruce Springsteen questa è stata una data veramente importante perché si è verificato un evento chiave che influenzerà tutta la sua carriera futura.
Il 9 maggio del 1974 Bruce e la E Street Band facevano da "gruppo spalla" per Bonnie Riatt che tenne un concerto a Cambridge. Tutto normale, direte voi, solo che il pubblico capovolse le sorti della serata. Springsteen tenne un concerto talmente intenso che, finito il set della Riatt, il pubblico lo volle di nuovo sul palco chiedendo a gran voce che continuasse ad esibirsi.
Tra il pubblico era presente tale John Landau, allora giornalista, successivamente manager e amico di Bruce, che rimase folgorato dallo spettacolo offerto dal giovane musicista del New Jersey.
Nella cronaca che pochi giorni dopo pubblicò su un giornale di Boston, Landau scrisse quella che sarebbe divenuta una frase storica:

"Giovedì scorso, all'Harvard Square Thaetre, ho visto brillarmi davanti agli occhi i miei trascorsi rock 'n' roll. E ho visto qualcos'altro. HO VISTO IL FUTURO DEL ROCK AND ROLL E IL SUO NOME E' BRUCE SPRINGSTEEN. In una sera in cui avevo bisogno di sentirmi giovane, lui mi ha fatto sentire come se ascoltassi musica per la prima volta."

giovedì 2 maggio 2013

Rusted Pearls And The Fancy Free - Roadsigns (Autoprodotto - 2012)


Free
Roadsigns and white lines
Chilly girl
Home
Rusted pearls
Precious











La vecchia scuola del rock continua a mantenere intatto il suo fascino anche per le nuove leve di musicisti che ad essa si riferiscono come punto di riferimento e guida spirituale. La lezione di Alman Brothers, Lynyrd Skynyrd fino ai più recenti Black Crowes non è passata inosservata nel profondo nord-est, alla periferia estrema dell’impero, la terra d’origine dei già affermati W.I.N.D., il power-trio  da una decina d’anni paladino italiano dell’hard blues. Questa volta a raccogliere il testimone sono i Rusted Pearls & The Fancy Free, la band di quattro ragazzi di Udine che da qui gettano un ponte ideale verso il profondo sud degli States. Dario Snidaro (chitarra e voce), Andrea Mauro (chitarra), Massimo Mattiussi (batteria) e Marco Fabro (basso) hanno nel cuore il sothern rock,  quell’affascinante miscela di rock, blues e soul coniugata con la laziness caratteristica delle terre bagnate dal Mississippi.

Il biglietto da visita del quartetto è Roadsigns, un EP di sei tracce che suona grezzo ed energico come fosse registrato dal vivo. I primi due brani, Free e Roadsigns and white lines dicono già tutto tutto degli intenti del gruppo, tempi veloci e chitarre in resta, dure il giusto che si intrecciano solo. Chilly girl  ammorbidisce i toni verso una rock ballad dalle tendenze melodiche introdotta da un arpeggio di chitarra e accompagnata dal piano di Alberto Pezzetta. Home rialza il tasso energetico con una forte carica elettrica a sottolineare il riuscito refrain. Chiudono il disco i due episodi migliori, Rusted pearls, una ballatona che trasuda spirito southern da tuti i pori, a cominciare dalla voce roca e indolende di Snidaro per arrivare alle chitarre distorte che accendono con grinta il finale, e Precious, con l’hammond di Pezzetta e le backing vocals di Sarah Del Medico ad arricchire il sound e a trasformare il brano in una corsa avvincente lungo le strade percorse dai già citati Black Crowes.

I Rusted Pearls partono con il piede giusto, il loro esordio possiede le caratteristiche necessarie per attirare l’attenzione di quanti credono ancora nel rock sanguigno e stradaiolo che senza troppi fronzoli va dritto al bersaglio. Sono giovani ed hanno l’attitudine giusta verso un genere intramontabile. Se questo è solo l’inizio, possiamo ben sperare nel futuro di questi ragazzi. Intanto Roadsigns ha fissato le coordinate di un percorso che, visti i presupposti, ci auguriamo continui spedito verso nuovi traguardi. 

Articolo pubblicato a pag. 58 di Just Kids #6 (clicca qui per sfogliare la rivista)